8) Rosmini. Soggettivit e oggettivit della conoscenza.
Dopo aver messo in evidenza la dimensione soggettiva della
conoscenza, Rosmini conclude osservando che l'idea dell'essere non
proviene dalle sensazioni. Appare evidente il confronto con la
kantiana rivoluzione copernicana.
A. Rosmini, Nuovo saggio sull'origine delle idee.

DIMOSTRAZIONE I.
CAVATA DAL PRIMO ELEMENTO DELL'IDEA DELL'ESSERE, CHE COSTITUISCE
IL SUO PRIMO CARATTERE, L'OGGETTIVITA'..

 4l5. Quando noi pensiamo un ente in universale, od anche qualche
ente particolare, allora noi non facciamo che considerare quel
dato ente in se stesso, cio com'egli .
In tale considerazione non entra alcuna relazione che quell'ente
s'abbia con noi, anzi non entra alcuna relazione ch'egli s'abbia
con qualsivoglia altra cosa:  una considerazione assoluta.
Questa maniera di percepire le cose come sono in s, prescindendo
al tutto da ci con cui potessero aver relazione,  comune alle
cose tutte che noi possiamo concepire nella mente nostra; noi le
percepiamo in tal modo, quasi direi, imparzialmente, tali quali
sono, con quei gradi di essere ch'esse hanno. Percependole si
fattamente, la formola a cui si pu ridurre il nostro pensiero
delle medesime, sarebbe: la tal cosa (che concepisco) ha in tal
grado, o modo di esistenza. L'esistenza  l'unico termine, a cui
si riferisce un tale nostro concepimento; e questo termine, a cui
ha relazione l'agente da noi sentito,  comune ugualmente a tutti
i percepiti, perch tutti li percepiamo e concepiamo come enti,
come aventi l'esistenza in tal grado o modo, indicatoci, poniamo,
da' nostri sensi:
4l6. Ora io dico, che tutte le sensazioni nostre sono inette a
farci percepire in tal maniera, che  quel percepire, che diciamo
oggettivo, carattere del percepire intellettuale.
E per vero, le sensazioni non sono che modificazioni o passioni
particolari del nostro composto; il sentito stesso come tale non
esiste che relativamente a noi.
Dunque tutto ci che le sensazioni ci fanno sentire, non pu
essere che una relazione delle cose esteriori (se ci sono, il che
non vogliamo ancora discutere) con noi, una loro potenza di
modificarci; ma il subietto di questa potenza, noi non potremmo
averlo mai presente come sta in s, limitandoci alle sensazioni
sole: ch l'esistere in s non  da noi sentito: giacch queste
due espressioni, esistere in s, ed essere sentito, esprimono
concetti contrar, l'assoluto e il relativo, l'uno de' quali
esclude l'altro direttamente:
In fatti, la mera esistenza in s di una cosa, non importa ed
implica alcuna sensazione prodotta in un'altra cosa: mentre
all'incontro la sensazione non racchiude nessun'idea di cosa che
esista in s, ma solamente quella d'una passione nostra e del suo
termine.
Dunque le sensazioni non ci possono far percepire la cosa come sta
in s, ma solo in relazione con noi: sensazione non vuol dire che
modificazione nostra; idea vuol dire concezione di una cosa che
esiste indipendentemente da qualunque modificazione o passione
d'altra cosa.
Dunque l'idea dell'essere non  data a noi in verun modo dalle
sensazioni.

A Rosmini, Nuovo saggio sull'origine delle idee, Libraria
Editoriale Sodalitas - Centro internazionale di studi rosminiani,
Stresa, riproduzione anastatica in due volumi dell'edizione Intra
del l875-l876, volume I, pagine 443-445.
